Intervista a Flaminia Rezzonico, Head of legal South Europe di Heinz Italia

12 giugno 2017

Kraft Heinz, fondata nel 1869 negli Stati Uniti da Henry John Heinz, è presente oggi in oltre 200 paesi ed è in assoluto tra i maggiori produttori di salse, minestre, fagioli e snack. In Italia, oltre che con il noto brand, Kraft Heinz è presente con i marchi Aproten e BiAglut destinati a soggetti con esigenze alimentari particolari e Plasmon e Nipiol, linee di prodotti destinate ai bambini dai 0 ai 3 anni.

In Italia, Kraft Heinz è presente oltre che con i noti brand per condimenti e salse, anche con Plasmon, Nipiol, Aproten e Biaglut, marchi leader nel settore degli alimenti per l'infanzia ed a fini medici speciali. Quali sono le principali sfide di questi mercati?

È opportuno in primo luogo fare una distinzione tra le due linee di prodotti alimentari per la prima infanzia, destinati ai bambini da zero a tre anni, e quelli ai fini medici speciali e quindi destinanti a soggetti con esigenze alimentari particolari. Con riguardo alla prima categoria, sicuramente le maggiori sfide sono rappresentate dal calo delle nascite, che finisce per ridurre il mercato rilevante, e dalla circostanza che – vista la crescita dei bambini – è difficile se non impossibile fidelizzare il cliente. Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal far comprendere ai genitori che i prodotti destinati alla prima infanzia hanno una formulazione specifica che li rende particolarmente adatti all'alimentazione dei bambini rispetto agli alimenti per adulti, c.d. "tradizionali", che non sono così adatti o comunque non hanno le stesse caratteristiche nutrizionali e non sono sottoposti ai medesimi stringenti limiti normativi. La legislazione che regola questo particolare settore, infatti, impone requisiti molto rigorosi per quanto concerne, ad esempio, fattori come i residui di metalli pesanti, la presenza di micotossine ed i livelli di micro e macro nutrienti (proteine, grassi, carboidrati, zuccheri, vitamine e minerali). Questi requisiti rendono gli alimenti per la prima infanzia più adatti e sicuri rispetto agli alimenti tradizionali, anche se spesso, paradossalmente, è proprio la stessa normativa che regola in modo così stringente i requisiti di qualità dei prodotti per l'infanzia ad impedire ed a rendere difficile comunicare in etichetta queste caratteristiche così importanti. Pensiamo ad esempio al divieto dell'art. 7 del Reg. 1169/2011/CE che impedisce il vanto di caratteristiche comuni. Questo comporta che sia pressoché impossibile per i genitori comprendere che tali alimenti hanno specifiche caratteristiche differenziali rispetto agli alimenti tradizionali che li rendono senz'altro più adeguati alla dieta del proprio bambino.

Tuttavia, mai come ora è importante veicolare una corretta informazione ai consumatori – magari anche attraverso le associazioni di categoria – dato che i nuovi canali di informazione digitale, come blog e siti internet, sono spesso il canale privilegiato dell'informazione pur essendo quasi sempre del tutto privi di riscontri o riferimenti scientifici, senza alcun controllo o regolamentazione, ma comunque in grado di incidere fortemente sulle scelte di consumo.

Anche la seconda categoria degli alimenti ai fini medici speciali, pensati per specifiche esigenze nutrizionali, soffre di problemi di comunicazione simili, aggravati dall'estrema complessità normativa per la validazione scientifica dei claims salutistici. Per quanto riguarda, invece, le nostre linee di alimenti tradizionali (salse quali ketchup, maionese etc.), indubbiamente la principale difficoltà è rappresentata dalle nostre abitudini alimentari nazionali, che sono differenti rispetto a quelle di altri paesi (ad esempio gli Stati Uniti) dove questa tipologia di alimenti è sempre presente nella dieta domestica.

Quanto è importante l'innovazione per Kraft Heinz? Ritiene che la legislazione europea (Regolamento sui Novel Food e Regolamento Claims ad esempio) possa rappresentare un limite agli investimenti in Ricerca e Sviluppo?

L'innovazione è fondamentale ed il nostro dipartimento di R&D rappresenta un centro di assoluta eccellenza ormai da moltissimi anni. Tuttavia, specialmente in materia di "health claims", il procedimento di approvazione, come dicevamo prima, è particolarmente oneroso – sia per la tipologia di studi necessaria a dimostrare la fondatezza di un'indicazione – sia per le lungaggini burocratiche legate all'intera procedura. Ne consegue paradossalmente che proprio questa stretta regolamentazione, del tutto corretta e condivisibile, renda però difficile ed oneroso comunicare all'esterno tutte le proprietà del prodotto, spesso purtroppo a scapito del consumatore stesso che continua ad essere poco informato in merito all'alta qualità dei prodotti alimentari industriali per l'infanzia e per l'integrazione. Non è pensabile che il consumatore si possa documentare autonomamente leggendo la normativa applicabile, mentre le aziende, che vorrebbero poter correttamente informare i propri clienti, trovano grossi impedimenti a fornire una comunicazione completa.

Lo scorso gennaio è stato pubblicato il decreto sanzioni al Regolamento Claims, che prevede una competenza concorrente tra ASL e AGCM in caso di violazione del Reg. 1924/2006/CE e sanzioni sino a 24 mila euro. Crede che l'entrata in vigore del decreto assicurerà una comunicazione più corretta nei confronti dei consumatori?

Il contenuto del Regolamento Claims era già abbastanza chiaro e, dal nostro punto di vista, dotato di un sistema di enforcement già efficiente. Le nuove sanzioni non hanno cambiato il nostro modo di operare, che era già assolutamente improntato al pieno rispetto della normativa. Possiamo prevedere tuttavia che l'attribuzione della competenza sanzionatoria in capo alle ASL possa rendere più efficiente il sistema dei controlli, a tutto vantaggio, in ultima analisi, dei consumatori. 

L'articolo fa parte della newsletter Flash Food di giugno 2017.