L'AGCM e il mercato delle certificazioni e controllo dei vini di qualità: un'occasione persa dietro i ricorsi giudiziali?

12 giugno 2017

Con provvedimento n. 26564, emesso dall'AGCM in data 27 aprile 2017, è stata disposta l'archiviazione del procedimento avviato nei confronti delle Camere di Commercio di Roma, Taranto e Sassari per presunto abuso di posizione dominante sul mercato delle certificazioni e controllo dei vini di qualità. (A501, v. agcm-concorrenza-delibere-concorrenza-provvedimenti)

La prima investigazione, avviata su denuncia di Valoritalia e archiviata in data 9 ottobre 2013, aveva lo scopo di accertare l'effettiva esistenza di un abuso di posizione dominante che le succitate Camere di Commercio,  in un contesto normativo caratterizzato dall'assenza di adeguate procedure competitive per la designazione delle strutture di controllo dei vini, con particolare riguardo alle attività di verifica della compatibilità dei vini con i disciplinari di produzione DOP e IGP, avrebbero posto in essere tramite l'asserito sfruttamento di informazioni commerciali riservate ed abuso del potere finanziario derivante della disponibilità di risorse finanziarie pubbliche.

Successivamente, con ricorso al TAR Lazio, Valoritalia otteneva l'accoglimento e, con sentenza n. 11132/2015, il giudice amministrativo auspicava una “sollecita riedizione, da parte dell’Autorità, della propria attività di accertamento e valutazione delle possibili violazioni denunciate”. Più esattamente, secondo il giudice d'appello, le CCIA di Roma, Taranto e Sassari erano risultate spesso aggiudicatarie del servizio in violazione delle disposizioni normative applicabili, abusando del loro ruolo istituzionale per offrire tariffe migliori, anche tramite l'utilizzo di risorse pubbliche ed anche in virtù delle informazioni in loro possesso in ragione del loro ruolo istituzionale quali membri dei comitati consultivi regionali, così potendo offrire tariffe appena più basse rispetto a quelle dei concorrenti, danneggiati in sede di aggiudicazione del servizio di certificazione e controllo dei vini di qualità.

In ottemperanza dunque della sentenza del TAR Lazio, l'AGCM, con segnalazione AS1265, denominata "Attività di controllo per le denominazioni di origine protetta e le indicazioni geografiche protette nel settore vinicolo", intendeva contribuire alla definizione di un assetto maggiormente concorrenziale nei mercati relativi a tali attività.

In tale documento, si rilevava come l'attività di certificazione e controllo dei vini di qualità fosse espletata sia da organismi privati autorizzati che da autorità di controllo pubbliche designate, rispetto a cui il MIPAAF detiene un ruolo di coordinamento delle attività di controllo e vigilanza. Tuttavia, da una verifica della composizione del capitale sociale dei principali organismi privati autorizzati, anch'essi autorizzati a rilasciare certificazioni vinicole sull’intero territorio nazionale, risultava una ricorrente presenza di CCIAA tra gli azionisti, sia in forma individuale che attraverso varie forme associative che si auspicava oggetto, in tempi rapidi, di dismissione, al fine di garantire un’opportuna indipendenza tra i due versanti del mercato di riferimento (ovvero organismi privati autorizzati da un lato ed autorità di controllo pubbliche designate dall'altro). Fatta eccezione dell'adozione di un piano operativo di razionalizzazione delle società partecipate, previsto dall'art. 1 comma 611, legge n. 190/2014, il cui termine è scaduto al 31 dicembre 2015, lo scopo della segnalazione dell'AGCM era quello di richiamare tutti i player del mercato ad una seria riflessione sul tema affinchè venissero adottare misure idonee a garantire un assetto concorrenziale delle attività di certificazione nel settore vinicolo maggiormente efficace e trasparente.

In assenza di sviluppi in tal senso, Valoritalia ricorreva per inottemperanza alla predetta sentenza n. 11132/2015 ed il TAR Lazio, con sentenza n. 7732/2016, nominava il Segretario Generale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato quale Commissario ad acta ai fini di una nuova attività di accertamento di eventuali violazioni "denunciate nella segnalazione ricevuta da parte della ricorrente, mediante la tempestiva apertura di una istruttoria che consenta la partecipazione della stessa ricorrente e di tutti gli altri soggetti interessati". Da ciò è scaturito l'avvio del procedimento A501, fatto salvo l’esito del giudizio di appello proposto avverso la sentenza del TAR Lazio, accolto dal Consiglio di Stato con sentenza n. 1708 del 12 aprile 2017 e conseguente declaratoria di non luogo a provvedere.

L'indagine sull'eventuale esistenza di un abuso di posizione dominante delle CCIA di Roma, Taranto e Sassari non subirà quindi nessuno sviluppo, ferma restando la ridotta competitività del mercato delle certificazioni e controllo dei vini di qualità su cui, in ogni caso, l'AGCM si è pur sempre espressa ed attende i prossimi passi del legislatore.

L'articolo fa parte della newsletter Flash Food di giugno 2017

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