Cartellino rosso per le TPO: la FIFA dice stop alle “third parties ownership”

16 gennaio 2015

Laura Stilla

Il 22 dicembre 2014 il Comitato Esecutivo della FIFA, riunitosi il 19 dicembre a Marrakech in Marocco, ha definitivamente bandito le "third parties ownership of players’ economic rights" (anche dette “TPO”) con effetto dall'1 gennaio 2015.

Per molto tempo la legittimità delle TPO - soggetti terzi rispetto ai club calcistici (siano questi individui, consorzi o fondi d'investimento) che, entrando nelle trattative del calciomercato, affiancano i club nell'acquisizione di diritti economici sui calciatori - è stata al centro di un ampio dibattito a livello internazionale. A seguito dell’incontro di Marrakech, il gruppo di lavoro della FIFA – riunitosi per discutere il ruolo delle TPO e l'effetto potenzialmente distorsivo di questo particolare sistema di finanziamento nel mondo del calcio - ha vietato le TPO, intervenendo con una normativa ad hoc volta ad arginare tale dilagante prassi.

Le TPO hanno fatto il proprio ingresso nel calciomercato negli anni novanta in Sudamerica per poi diffondersi, in maniera esponenziale, nel vecchio continente dal 2007, quando la crisi finanziaria ha colpito anche il mondo del pallone: secondo le stime più recenti, gli investitori tramite TPO possiedono partecipazioni in ben 1.100 giocatori per un valore superiore a 1,1 miliardi di euro (il 5,7% del mercato dei trasferimenti del vecchio continente). Fra i paesi europei maggiormente coinvolti, vi sono la Spagna (8%), il Portogallo (36%) e i Paesi Bassi (3%). Ben più elevate restano le percentuali di presenza delle TPO nel mondo calcistico sudamericano[1]

Nell’ambito di tali operazioni, soggetti terzi all’ordinamento sportivo (solitamente i fondi di investimento) investono, mediante finanziamenti ai club di calcio, sul tesseramento ovvero sull’acquisizione di calciatori, rilevando i “diritti economici” connessi, consistenti nella situazione patrimoniale derivante dal trasferimento del calciatore da una squadra ad un’altra. Tale meccanismo, da un lato rappresenta un indubbio vantaggio per i club, in quanto l’attività dei fondi, facendo diminuire il costo dell’investimento necessario per assicurarsi le prestazioni sportive del giocatore, si traduce in un risparmio per i club e, quindi, in una maggiore disponibilità di risorse da spendere, assicurando i flussi di denaro necessari a foraggiare le proprie casse ed accedere al calciomercato. Dall’altro lato, determina una massiccia ingerenza - non solo economica ma anche gestionale - dei fondi  nelle dinamiche societarie dei club.

In passato, né FIFA né UEFA hanno mai celato la propria perplessità verso la situazione di possibile conflitto tra le società calcistiche da un lato, e le TPO dall'altro, additate di essere una vera e propria piaga del mondo del calcio, in grado di minacciare l’integrità delle competizioni sportive, arrecando danni all’immagine del calcio, fino a compromettere nel lungo periodo le finanze dei club e la dignità dello sport. Tali preoccupazioni di FIFA e UEFA erano state condivise da alcune leghe nazionali, tra cui in primis la Premier League che nel 2008 ha unilateralmente vietato le TPO in Inghilterra. Questo divieto è stato in seguito accolto anche in Francia e Polonia.

Tornando a Marrakech, un passo verso il divieto di TPO è stato compiuto con l’introduzione dell’Articolo 18-bis del Regolamento sullo Status e sul Trasferimento dei Calciatori (il “Regolamento”) – solo marginalmente modificato dal recente intervento –, che ha imposto a soggetti terzi un divieto d'intervento capace di “influenzare” le dinamiche o gli eventi collegati al tesseramento di un calciatore.
 
Inoltre, con l’introduzione dell’Articolo 18-ter:

  • le TPO non saranno più consentite a partire dal 1 maggio 2015;
  • tutti gli accordi conclusi prima del 1 maggio 2015 potranno proseguire fino alla loro naturale scadenza;
  • i nuovi accordi sottoscritti tra il 1 gennaio 2015 e il 30 aprile 2015 avranno durata massima di un anno.

Dure sono state le reazioni da parte dei fondi di investimento, preoccupati di vedere compromessa la propria ragione di esistenza. Altrettanto dure si prevedono le reazioni dei club calcistici che in passato hanno fatto affidamento sull’aiuto finanziario di questi terzi investitori, quale fonte di liquidità per potersi dotare di campioni (altrimenti finanziariamente non accessibili) ed essere così in grado di competere con club più facoltosi.

Da ultimo la FIFA - con circolare n. 1464 - rileva come la previsione contenuta nell'Articolo 18-ter del Regolamento sia inclusa nella lista di quelle previsioni vincolanti a livello federale, cui anche la FIGC, quindi, dovrà ben presto uniformarsi.

 

[1] Dati estratti dal Report di KPMG "Project TPO", Agosto 2013.

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