Esclusi dal campo di applicazione dell IVA il diritti di negoziazione overcommission

24 marzo 2014

Eleonora Briolini, Maurizio Bancalari

Oltre alle provvigioni sull'intermediato, le concessionarie di pubblicità riconoscono ai centri media a cui fanno riferimento per la promozione pubblicitaria sulle testate giornalistiche proprie clienti i cosiddetti diritti di negoziazione di fine anno.

Come rilevato dalla recente giurisprudenza delle Commissioni Tributarie, la maggior parte degli operatori del settore (i.e. i centri media) considerano tali diritti di negoziazione come corrispettivi imponibili ai fini IVA. Tale imposta, di conseguenza, viene detratta dalla concessionaria di pubblicità che l'ha corrisposta a titolo di rivalsa.

Con la recente sentenza n. 210/20/13, la C.T.R. di Roma ha precisato che i corrispettivi dovuti a titolo di diritti di negoziazione (anche conosciuti come "overcommission"), a differenza dei bonus quantitativi e qualitativi, non costituiscono operazioni rilevanti ai fini IVA per mancanza del nesso sinallagmatico con la prestazione già ricevuta.

In sostanza, quindi, in base ad una attenta valutazione degli obblighi contrattuali, che devono contenere un'adeguata documentazione sia sostanziale che contabile, sarà possibile inquadrare il pagamento di fine anno in una categoria piuttosto che nell'altra.

L'IVA applicata sulle overcommission, quindi sarà indetraibile qualora dagli accordi contrattuali non emerga alcun impegno specifico dei centri media nei confronti delle concessionarie di pubblicità (quale, ad esempio, il raggiungimento di un determinato fatturato) e, soprattutto, qualora si confermi che l'attività di intermediazione svolta dai centri media sia remunerata dalla commissione contrattualmente riconosciuta, con la conseguente estinzione di qualsiasi altra pretesa tra le parti.

La pronuncia trova conforto nella risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n. 120/E del 17 settembre 2004 in cui si ribadisce l'esclusione dal campo di applicazione dell'IVA del denaro elargito esclusivamente a titolo gratuito, non costituente cioè specifico o generico corrispettivo di cessioni di beni o prestazioni di servizi.

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